La caduta del muro di Berlino e la disintegrazione del sistema comunista nell’Europa orientale sono state e continuano ad essere interpretate come se fossero le conseguenze della superiorità del sistema liberista nei confronti di quello collettivista.
E non è che non ci sia del vero.
Ma è più vero che il sistema collettivista è crollato per com’è stato gestito, in quanto sistema dittatoriale .
In qualunque sistema dittatoriale è legge di vita che il Capo si circondi spesso e volentieri di gregari di propria fiducia: non è il merito che fa la selezione ma la fedeltà.
Il Capo sceglie e promuove solo persone che può controllare e che, soprattutto, non lo possano rovesciare.
Condizione per avanzare in carriera è il piacere ai capi: da qui una corsa al conformismo in cui i migliori sono destinati a perdere perché spesso e volentieri propongono il progresso, che in sé porta i germi del cambiamento.
Chi propone di cambiare è guardato sempre con sospetto perché in pratica è contro lo statu quo, il che spesso significa essere contro il vigente sistema, espressione delle decisioni dei capi.
Chi è contro le decisioni dei capi non è fedele ad essi e, pertanto, deve essere eliminato.
Rimangono solo quelli che valgono poco, che avanzando in carriera si circondano di gregari che valgono meno e così di seguito, in un rapido decadimento del sistema che più o meno pacificamente implode e si autodissolve.
E’ sempre accaduto.
Accadrà sempre!